IL CASTELLO DI ALTOMENA, SENTIERO 16

Veduta Complesso
 

La Villa-fattoria di Altomena è situata 20 Km a sud-est di Firenze, su una collina alla sinistra del torrente Vicano da dove si domina un’ampia parte della valle dell’Arno e Pontassieve, ad una altitudine di 300 metri nel comune di Pelago.  Per queste sue caratteristiche Altomena ha rappresentato sin dall’antichità un luogo sicuro per l’insediamento umano, grazie anche alla presenza di sorgenti d’acqua e al facile collegamento con i centri abitati. Vi sono state infatti trovate tracce di presenza umana risalenti alla preistoria, ma è soprattutto in epoca etrusca prima e, successivamente, romana che si hanno prove evidenti di un concreto e stabile insediamento.
Nel X° secolo si assiste al fenomeno dell’incastellamento nel Valdarno come in altre parti della Toscana e Altomena, per la sua posizione è un chiaro esempio di questo fenomeno. In breve diviene proprietà dei Conti Guidi . E’ del 1103 un atto di donazione "di terre e di cascine nella corte di Altomena" fatto dalla Marchesa Matilde di Canossa con il figlio adottivo Guido Guerra a beneficio di Vallombrosa. Venendo meno la potenza della famiglia Guidi, Altomena passa sotto il possesso dell’Abbazia di Vallombrosa, sicuramente come ci testimonia un atto del 1226. Nel 1377 la Signoria di Firenze vende a Zanobi Serzello, orafo di Firenze, alcune proprietà di Altomena, ed è la famiglia fiorentina dei Serzelli d’ora in avanti a possedere e far coltivare le terre del luogo per diversi secoli, fino all’estinzione avvenuta nel 1803. Diventa d’ora in avanti una residenza di campagna, circondata dai poderi che ad essa facevano capo. Nel 1803 un ramo cadetto della famiglia dei Conti Bardi di Firenze subentra ai Serzelli e ne assume il cognome, divenendo Bardi Serzelli. I Conti Bardi Serzelli abitarono Altomena sino alla metà del XX sec.. Sono loro a dare alla complessa e articolata pianta della villa l’assetto che tuttora la caratterizza. La chiesa attuale denota origini trecentesche, rivelate dalla facciata con filaretto in pietra alberese e l’alto prospetto a capanna con rosone centrale. Una fase di trasformazioni si ebbe nel corso del Settecento, da un cartiglio sottostante al grande altare centrale con timpano spezzato, datato 1777. Altri lavori, compiuti nella prima metà dell’800, riguardarono invece la facciata della chiesa, con l’incorniciatura in pietra del rosone centrale e con la costruzione del portale sormontato dal timpano. Attualmente tutto il complesso è in stato di abbandono, la chiesa violata, i tetti caduti.

 

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